L’avvocato Stefano Vinti ottiene un’importante pronuncia. Un fatto è configurabile come “grave illecito professionale” solo in seguito alla discrezionale valutazione della Stazione Appaltante: la perdita del requisito di affidabilità e integrità sopravviene in corso di gara

Il Prof. Avv. Stefano Vinti e l’Avv. Angelo Buongiorno, impegnati come resistenti nel ricorso introdotto da un RTI secondo graduato in una procedura aperta indetta ai sensi dell’art. 60 del D. Lgs. n. 50/2016 e dell’art. 2, comma 2, della L. n. 120 del 2020, hanno ottenuto un’interessante pronuncia emessa dal T.A.R. Lazio: la n. 1745 del 14 febbraio 2022.

La stazione appaltante interessata aveva inoltrato al RTI difeso ed assistito dallo Studio Vinti, poi risultato aggiudicatario, formale richiesta di integrazione/regolarizzazione delle dichiarazioni e degli elementi contenuti nelle domande di partecipazione, ravvisando una possibile causa di esclusione ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c) del Codice degli appalti nella richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’amministratore unico, socio di maggioranza e direttore tecnico di una società mandante.

In particolare, la documentazione inizialmente prodotta dal RTI in questione era stata ritenuta inadeguata e, pertanto, con preavviso di esclusione, la Stazione Appaltate comunicava all’operatore economico la possibilità di evitare la sanzione espulsiva, procedendo ai sensi dell’art. 48, commi 18 e 19-ter, del D. Lgs. n. 50/16. Avvalendosi della predetta possibilità, la società mandante carente dei requisiti soggettivi veniva estromessa dal RTI, consentendo a quest’ultimo di partecipare alla procedura di gara, all’esito della quale è poi risultato aggiudicatario.

Secondo il RTI ricorrente, la richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’amministratore unico e socio di maggioranza della mandante avrebbe dovuto comportare l’esclusione del RTI aggiudicatario ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c) del Codice dei contratti pubblici. La Stazione Appaltante, avendo invece consentito l’estromissione della mandante dal raggruppamento, ancorché priva dei requisiti di moralità sin dall’epoca antecedente alla partecipazione alla gara oggetto dell’odierno giudizio, sarebbe incorsa nella violazione dell’art. 48, co. 19 del D. Lgs. n. 50/2016.

Il collegio giudicante, ribadita la possibilità di modificare la composizione del RTI per la perdita sopravvenuta di un requisito di qualificazione di uno dei suoi componenti, ha ritenuto invece che la perdita del requisito di qualificazione in capo alla mandante si sia verificata solo nel momento in cui la stazione appaltante ha ravvisato la sussistenza di un “grave illecito professionale”, respingendo pertanto le tesi proposte dal secondo graduato.

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